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Scelta della terapia e del terapeuta in caso di doc

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Scelta della terapia e del terapeuta in caso di doc

  • Dott.ssa Alessia Sarracini

È ancora comune che le persone affette da DOC non accedano ai trattamenti adeguati; numerosi sono i fattori coinvolti.

terapia e terapeuta in caso di doc

Molti pazienti si affidano solamente ai farmaci, che sebbene siano utili, conducono agli esiti migliori se in combinazione a trattamenti psicoterapeutici specifici.

Altri ci convivono per anni, mantenendo nascosto il loro problema, ritenendolo qualcosa di cui vergognarsi, oppure non hanno fiducia nelle cure o, ancora, preferiscono non ingaggiarsi in una terapia che comporta un grosso lavoro personale. Altri non si impegnano seriamente in alcuna terapia per timore di perdere dei “vantaggi” che perfino un disturbo può comportare: per esempio dare la colpa ad altri o al destino per le proprie sofferenze senza assumersi la responsabilità dei propri cambiamenti, essere dispensati da compiti antipatici, essere lasciati in pace dai familiari, esercitare un certo tipo di controllo

in famiglia.

Una parte di essi non cerca neanche una terapia ritenendo che il costo sia troppo elevato, senza accorgersi che i costi di vita del convivere con il DOC, senza armi in pugno, siano di gran lunga maggiori.

Moltissimi altri invece non intraprendono un percorso mirato a causa della disinformazione che ancora regna nel campo della salute mentale, e quindi si affidano a terapeuti non esperti, non specializzati o anche non interessati al DOC, in maniera molto meno consapevole rispetto a quando si sceglie un ospedale per il trattamento e cura di una malattia organica.

Da quanto detto, risulta chiaro che quando un paziente ossessivo vince tutte le resistenze relative al rivolgersi ad un professionista è spesso malato da molto tempo, forse già deluso da precedenti terapie, sovente abituato a nascondersi, vergognarsi e a isolarsi. Le persone con cui vive il paziente, anche le più importanti, frequentemente non sono in grado di riconoscere nei sintomi il disturbo e pertanto sono a seconda dei casi confusi, critici, impauriti.

Sarebbe pertanto molto importante ricevere, già durante un primo colloquio, informazioni chiare sul disturbo, per esempio sulla sua diffusione, sul suo funzionamento, come sia accaduto che un primo pensiero normale sia diventato ossessivo, esempi di altri pazienti che proiettino verso un futuro migliore, perché, come amo sempre dire, il primo passo per uscirne è conoscerlo!

Ma sarebbe ancora più fondamentale dimostrare preparazione specifica non lasciandosi scomporre dal contenuto delle ossessioni, mostrando invece la logica anche del sintomo più assurdo e la necessità che il paziente stesso impari a fare altrettanto.

Già in questa fase iniziale, il paziente può sentirsi compreso, primo passo per lo sviluppo di una relazione basata sulla fiducia, fondamentale per tutto quello che verrà.

Sempre durante un primo incontro, è necessario spiegare come si struttura una terapia per il DOC ma, avendo ricostruito insieme lo schema individuale del disturbo, risulta di facile e veloce comprensione. Si introduce così anche il ruolo dell’Esposizione con Prevenzione della Risposta (ERP), per cui deve esserci un chiaro accordo tra paziente e terapeuta: il terapeuta motiverà con argomenti utili, ma non forzerà mai il paziente a procedere con un esercizio di esposizione non concordato insieme preventivamente, il paziente si impegnerà a seguire i passi concordati. Si evince quindi che è il paziente il responsabile del trattamento, il terapeuta sostiene solo con attenzione, competenza e, se necessario funge da esempio e da presenza in alcune fasi dell’esposizione.

L’impegno richiesto dalla terapia è alto, affrontare il doc in modo nuovo comporta anche molta ansia, ma in genere minore rispetto all’ansia che si sperimenta quotidianamente a causa del disturbo.

Dott.ssa Alessia Sarracini
Psicologa Psicoterapeuta - Frosinone (FR)


Riferimenti bibliografici:

Duca N. (2012) Aspetti relazionali nel trattamento del disturbo ossessivo-compulsivo: la relazione terapeutica con il paziente ossessivo. Cognitivismo Clinico (2012) 9, 1, 74-86
Lakatos A e Reinecker H (2005) Terapia cognitive-comportamentale nel disturbo ossessivo-compulsivo. Un manuale terapeutico. Giovanni Fioriti, Roma
Lorenzini R. e Sassaroli S. (2000) La mente prigioniera. Strategie di terapia cognitiva. Raffaello Cortina Editori
Mancini F (2005) Il Disturbo Ossessivo-Compulsivo. On BG Bara (a cura di) Il manuale di terapia cognitiva. Bollati Boringhieri, Torino
Roper G (2005) Esposizione con Prevenzione della Risposta. Storia e applicazioni. Cognitivismo Clinico 2, 1, 3-18

Dott.ssa Alessia Sarracini Psicologa Psicoterapeuta
Frosinone (FR)

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Laurea in Psicologia (indirizzo Psicologia clinica e di comunità)
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