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Perché viene il disturbo ossessivo compulsivo (DOC)?

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Perché viene il disturbo ossessivo compulsivo (DOC)?

Una guida per comprendere le origini del DOC all’interno della propria storia di vita e 10 modi per potenziare i fattori protettivi in famiglie con vulnerabilità al disturbo ossessivo compulsivo (DOC)

  • Dott.ssa Alessia Sarracini
Perché viene il disturbo ossessivo compulsivo

I pazienti spesso si interrogano sulle cause del disturbo ossessivo compulsivo, tanto che “Perché ho il DOC?” è una delle domande più frequenti che essi pongono in terapia. A tale domanda, spesso ne fa seguito un’altra “cosa posso fare per prevenire l’insorgenza del disturbo nei miei figli?”. Si cercherà di esplorare le esperienze di vita, soprattutto familiari, che rendono una persona vulnerabile al DOC, con un’attenzione particolare alle varie possibilità di incrementare i fattori relazionali protettivi all’interno di famiglie ove siano presenti condizioni di rischio per lo sviluppo di questa particolare sintomatologia.

Perché viene il DOC?

Perché prima o poi una persona incorra nel disturbo ossessivo compulsivo c’è bisogno che questa apprenda in base a una serie di eventi, come pure a un unico evento particolare, che per essere accettati bisogna essere bravi, meglio se perfetti; che trasgredire norme morali è accompagnato da colpa insopportabile, sensazione di essere indegni, aspettativa della punizione e del rifiuto sprezzante.

Per essere accettati bisogna essere bravi, meglio se perfetti;
sbagliare equivale a deludere e a essere rifiutati in modo sprezzante.

Questa è la credenza base di una persona candidata a sviluppare il disturbo ossessivo compulsivo; insieme a tale credenza si trovano spesso anche altri temi che, se assolutamente pervasivi nella vita dei pazienti e causa dei loro sintomi, a ben vedere erano già presenti nelle loro famiglie.

Spesso, le famiglie in cui sono predominanti i temi ossessivi, valorizzano molto dovere e responsabilità, svalutando altre caratteristiche naturali dell’essere umano, come se la prima domanda da porsi di fronte a qualsiasi situazione riguardi la sua valutazione morale: ovvero se sia giusta o sbagliata. Associata a tale credenza c’è spesso l’idea che chi sbaglia non sia degno di valore e sarà punito, e che dunque occorre essere perfetti e moralmente irreprensibili in qualsiasi situazione: solo così si potrà essere accettati dagli altri.

Che genitore sarò?

Prima o poi le persone affette da doc, anche quando esso sia ormai solo un rumore di fondo, si chiedono che tipo di genitore saranno mai per i figli che verranno, avendo alle spalle un tale background, oppure, nel caso in cui abbiano già dei figli, provano angoscia all’idea di poter trasmettere loro lo stesso disagio.

Gli scenari possibili attraverso cui si può giungere a focalizzarsi sulla prevenzione della possibilità di essere moralmente colpevoli e pertanto ad avere una vulnerabilità a tale disturbo sono molteplici, cerchiamo di focalizzarne alcuni e di riflettere su quanto si possa fare per introdurre dei fattori protettivi che aiutino i bambini a ritenere che per essere dei “buoni bambini” non conta solo l’integrità morale ma anche l’essere efficaci in altri settori della vita (scuola, sport, amicizia), ma

ricordiamo sempre che l’educazione è un elemento nella nascita di un DOC, ma mai l’unico,
che i genitori perfetti non esistono e
che se si sbaglia in cento modi si può riparare in mille!

In famiglia, nella relazione con i genitori, il bambino si costruisce l’idea di quanto sia capace di essere amato e di quanto riesca ad avere attenzioni positive, interesse e disponibilità da parte loro.

Nelle famiglie in cui siano presenti temi ossessivi alcune caratteristiche possono rendere tale compito difficile, esserne consapevoli ci aiuta a neutralizzarle, pertanto scopriamole.

1. Almeno uno dei genitori mostra sentimenti contraddittori verso il bambino

Perché viene il disturbo ossessivo compulsivo

come prendersi cura di lui in modo scrupoloso, ma senza gesti che dimostrino affetto, in tal modo il bambino avverte contemporaneamente sensazioni di agio e di disagio.

La presenza di tale contraddizione sembra essere una componente essenziale per la vulnerabilità al DOC.

La figura di riferimento potrebbe comunicare verbalmente affetto e accettazione, ma distacco e critica in modo non verbale, alcuni ritengono che da una simile contraddizione possa nascere nel futuro ossessivo il quesito (cui non si troverà mai risposta definitiva) sul proprio essere o meno buone persone, come pure il bisogno di certezza assoluta che prenderà forma con i sintomi ossessivi.

Penso a mamme e papà che si sforzano oltremodo di essere i genitori migliori che i loro figli possano avere, trascurando anche proprie esigenze, bisogni, aspirazioni o desideri, convinti che questo sia “compito” di ogni “bravo genitore”.

Ciò che si ignora è che sarebbe non solo bello, ma perfino utile per tutta la famiglia, che ognuno dedicasse un po’ di tempo ad attività “superflue” o ludiche, anche se questo tempo “perso” significasse uno zainetto in disordine, un compito non finito, il pavimento sporco, o un frigorifero poco provvisto.

Prendersi cura di se stessi come persone, oltre che dei propri figli in quanto genitori, può rivelarsi vantaggioso per almeno 3 motivi:

  • una persona che dedica tempo a interessi personali, è una persona con una vita ricca, molto spesso felice e appagata e anche portata a riversare e a comunicare tali sentimenti positivi in ogni cosa faccia, compresa l’educazione dei figli;
  • si è esempi autorevoli agli occhi dei bambini che hanno così modo di apprendere che mettersi al primo posto è sano oltre che possibile.
  • si insegna nella maniera più efficace ad essere indulgenti con se stessi: che non sarà mai la fine del mondo se un compito non è svolto alla perfezione, se ogni tanto qualcosa viene lasciata a metà, se a volte si trasgredisce la regola aurea nelle famiglie ossessive: prima il dovere e poi il piacere.

Inutile dire che questa “trasgressione” per essere incisiva dovrebbe essere accompagnata dal sorriso sulle labbra, complicità e vero divertimento!
Ciò che conta molto spesso è l’atteggiamento.

2. Il linguaggio usato impiega frequentemente spiegazioni logiche

e ricorre raramente alla comunicazione non verbale, quando invece i bambini hanno bisogno di sperimentare cose nuove, di giocare e di parlare il proprio linguaggio, farlo insieme agli adulti che si prendono cura di loro coltiva la stima e la fiducia nei loro confronti, prerequisito per potersi poi fidare di se stessi.

Cerchiamo di avere sempre presente che per il bambino, soprattutto dai 3 ai 6 anni, il mondo fantastico è fondamentale.

La fantasia è importante ed è una vera e propria necessità psicologica grazie alla quale i bambini possono modificare l’asprezza e la pericolosità del mondo in fatti immaginari più piacevoli e rassicuranti in cui non di rado realizzano anche desideri impossibili.

In tale universo parallelo, ogni ostacolo viene superato, il bambino si diverte e si sente un po’ supereroe, riconoscerne il valore, gli consente di essere creativo, intraprendente e di trovare soluzioni nelle difficoltà anche da adulto.

Pertanto, per distrarre i nostri figli (ma anche noi!) da un eccesso di logica e razionalità, attingiamo senza paura alla fantasia.

Capita spesso che i bambini chiedano spiegazioni su aspetti complessi della vita, a volte anche armati delle migliori intenzioni e buona volontà, risulta impossibile soddisfare la loro naturale curiosità e allora perché non inventare qualcosa di surreale che solleciti creatività e fantasia e dirotti sul gioco?

Ancora, potremmo provare a ricorrere a qualche storia fantastica anche in situazioni in cui sia importante avere tutta l’attenzione del nostro bambino (magari per distoglierla da “invitanti” scaffali o vetrine di negozi) o in situazioni di noia (es. stanza d’attesa dal medico).

La fantasia può esserci d’aiuto molto più efficacemente di rimproveri, grida o tablet in tantissime occasioni.

Ma è soprattutto durante il gioco libero dei bambini che è importante fare attenzione a non etichettare come “impossibile” o “assurdo” ciò che creano solo perché sfugge alle leggi della fisica!!!

Rimaniamo spettatori rispettosi, oppure lasciamoci guidare dalla loro fantasia.

Parte due
Riferimenti bibliografici
Adams P.L., et al. (1965), Empathic Parenting of Elementary School Child. In Sth. Medical Journal, 58, pp. 642-647
Bara B.G., Manerchia L. e Pelliccia A (1996) La sindrome ossessiva. In Bara B.G. Manuale di psicoterapia cognitiva. Bollati Boringhieri. Torino
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Ugazio V (2012). Storie permesse e storie proibite. Polarità semantiche e psicopatologie. Bollati Boringhieri Torino

 

Dott.ssa Alessia Sarracini
Psicologa Psicoterapeuta - Frosinone (FR)


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Laurea in Psicologia (indirizzo Psicologia clinica e di comunità)
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